ANTONIO DELFINO
A quasi tre anni dalla scomparsa di Antonio Delfino, autore di alcune pubblicazioni di notevole spessore culturale, è sempre un piacere rileggere il volume “L’Aspromonte”, un manuale scritto con la penna intrisa di tanta calabresità, da appassionato e studioso della mitica Montagna dove vengono esaltati gli aspetti fisici ed antropologici. Un lavoro curato nei minimi particolari che, all’atto della sua pubblicazione, ha riscosso notevoli consensi sia per la veste tipografica sia per i suoi alti contenuti. Non a caso, Delfino, giornalista, scrittore e intellettuale, deceduto il 22 settembre 2008 è stato soprannominato da una prestigiosa rivista culturale “Il cantore della gente dell’Aspromonte”. Antonio Delfino – detto Totò – era nato a Platì, nel 1934. Ha iniziato a studiare l’Aspromonte, una montagna tra le più interessanti del Mediterraneo, con una tesi di laurea poi una cattedra in geografia conseguita con il professor e Elio Migliorini. “L’Aspromonte – scriveva Delfino nella sua introduzione al volume – è l’unità orografica meglio delimitata ed interessante dell’intera area Mediterranea, considerata come una terra primitiva e misteriosa che affiora soltanto per le emergenze naturali (terremoti, frane ed alluvioni) ed antropiche (ribellismo sociale, brigantaggio, emigrazioni transoceaniche e ‘ndrangheta). E’ il destino malvagio ed infame di una terra denigrata dai primi inviati dal fronte della storia, e Tito Livio bollava i Brettii, tribù vaganti (peridinoi) dell’Aspromonte, come ”Ignobiles”, perché durante la seconda guerra punica si schierarono dalla parte di Annibale: I greci, con dileggio, li chiamavano “oi barbaroi”, per l’incomprensibile lingua osca che parlavano, quasi balbettata”. Una descrizione molto particolareggiata, quindi, che la dice lunga sui mali che affliggono una terra afflitta da mille problemi e tante contraddizioni. Il volume, che si avvale di stupende illustrazioni dove vengono esaltate le immagini di una natura selvaggia e incontaminata, descrive i confini geografici, il rilievo, la vallata delle pietre, il paesaggio costiero, il clima, l’idrografia, la vegetazione ed altri aspetti peculiari della Grande Montagna avvolta nel suo fascino e nei suoi misteri. Un buon volume, quindi, che le biblioteche scolastiche e gli Enti locali dovrebbero annoverare nel loro patrimonio librario in maniera tale da offrire ai lettori uno strumento valido per conoscere meglio il territorio calabrese. E’ un omaggio all’uomo, al giornalista, allo scrittore e all’educatore che ha speso la sua vita per raccontare con grande determinazione e competenza una società molto controversa e difficile.